PORCUPINE TREE
ROMA "CENTRALE DEL TENNIS"

DATE: 2005 JULY 24TH
REVIEWED: 2005 JULY 30TH
Devo ammettere, in premessa, che la decisione di rivedere dal vivo i Porcupine Tree è stata lungamente meditata.
"Deadwing", l'ultima fatica dei porcospini, non mi ha particolarmente entusiasmato: un album con spunti interessanti, ma senz'altro inferiore a "Stupid Dream" ed a "Signify", che considero dei piccoli capolavori.
In una splendida serata estiva, la Centrale del tennis si presenta discretamente affollata, con un pubblico fortemente eterogeneo per età e gusti musicali.
Dopo una breve ma interessante performance del Balletto di Bronzo, alle 22.00 circa ha inizio, con "Deadwing", lo show di Steven Wilson & Co.
Fortunatamente, i miei iniziali timori svaniscono subito: infatti, in un crescendo inarrestabile, i Porcupine Tree danno vita ad un concerto bellissimo, frutto di una maturità artistica oramai definitivamente acquisita.
Davvero mirabili la coesione e l'armonia del gruppo, impreziosita dal grande talento dei singoli: il solito Steven Wilson, come sempre impeccabile e virtuoso alla chitarra; Richard Barbieri, alle cui tastiere il gruppo affida il difficile compito di tessere le trame; Gavin Harrison, batterista molto preciso e potente (mi ha ricordato, per certi versi, il batterista di Peter Gabriel nel tour di Up); Colin Edwin al basso, anch'egli decisamente in gran spolvero.
Da apprezzare, inoltre, la presenza di John Wesley (collaborazioni con Fish, Marillion, ecc.) come chitarrista e voce di supporto, che rende ancora più orchestrali le magiche sonorità dei porcospini.
L'unica nota dolente la set list, prevalentemente incentrata sugli ultimi due lavori ("In Absentia" e "Deadwing", peraltro più incisivi nella loro versione live).
In particolare, dell'ultimo album non è stato eseguito il brano che considero migliore ("Start Of Something Beautiful), mentre dal "vecchio" repertorio hanno trovato unicamente spazio le splendide "Even Less", "Fadeaway" e "A Smart Kid (quest'ultima interpretata in modo sublime).
Pur comprendendo le esigenze di natura commerciale, non riesco tuttavia a giustificare l'assenza di alcuni brani storici ("Dark Matter"…per citarne uno).
Discreta anche la parte vocale, maggiormente curata rispetto agli album e ai live degli esordi.
In conclusione, si è trattato di un grande concerto (ottima l'acustica della Centrale del tennis), con conseguente e giusta ovazione finale da parte del pubblico.

Roberto Vicini