ROOT
ILLUMINATION (2005)

UK
GENRE: PROG
LABEL: SELF
WEBSITE: OFFICIAL ROOT
REVIEWED: 2005 FEBRUARY 28TH
RATING: 80/100

 

Avevamo appena salutato il 2004 e dato il benvenuto al nuovo anno, che all'alba del 5 gennaio i Root pubblicano il loro quinto disco intitolato "Illumination".
Per i più distratti, Root è un progetto musicale nato in Inghilterra nel 1998, che in sette anni di attività non ha mai dato la possibilità al gossip progressivo inglese di parlare di dissidi interni al gruppo e quindi neanche di avvicendamenti di formazione. Ciò semplicemente perché i Root sono la creatura di un solo uomo, David Kendall, accompagnato solo dalla sua capacità di suonare tutti gli strumenti, di cantare e di aggiungere qualche diavoleria informatica. Fare tutto da soli può costituire un limite per la creatività, ma anche un grande vantaggio perché si portano avanti le proprie idee senza che gli ego più o meno sviluppati di altri compagni di avventura si scontrino e diventino controproducenti.
Ma veniamo alla musica: "Illumination" è senz'altro un disco diverso dal precedente (e brillante) "Revolution": c'è innanzitutto una maggior varietà stilistica che abbraccia buona parte delle sue influenze dichiarate (gli ultimi Marillion, Spock's Beard ed It Bites su tutti), sebbene la spazialità delle geometrie di forte derivazione floydiana, tipica del songwriting di David, sia sempre protagonista. Questa però si trova racchiusa all'interno di brani più essenziali, meno dilatati e che vanno al dunque con maggior sollecitudine senza inutili sprechi di preliminari e di fronzoli. C'è quindi il recupero della forma canzone talvolta dai connotati molto commerciali come in "The Meaning" ed in "Healing In Me".
Un'altra delle conseguenze fisiologiche di questo cambiamento è stata una più massiccia presenza della voce di David, che considero l'unico punto debole del disco: in verità il timbro e le tonalità sono più che accettabili ma alla lunga i suoi vocalizzi risultano un po' piatti e con un'estensione ridotta.
Il disco nel complesso offre numerosi spunti di grande interesse, concentrati soprattutto in brani di valore assoluto come "Wishing Man" , "Anything", "The Most", "Always" e "No Mercy", mentre gli episodi di scarso interesse sono veramente limitati ad uno, massimo due.
E' forse tempo di bilanci e ritengo che con i cinque album sinora realizzati David Kendall abbia dimostrato di essere un artista sensibile e molto ispirato che meriterebbe molto più di un autoproduzione destinata verosimilmente a soddisfare la solita striminzita congrega di appassionati. Se queste poche righe potessero contribuire ad allargare il suo bacino d'utenza, ne sarei molto soddisfatto.
I had just finished wishing everybody a happy new year that Root came out with the fifth album called "Illumination" on 2005 January 5th.
The less absent-minded know so well that Root is a music project born seven years ago in England. It's the only band that never encountered changes of line-up, internal quarrels and clashes of Ego's. At least, I've never read the english prog-gossip reporting something like that simply because Root is a single-man project conceived and led by David Kendall. He plays all the instruments, he sings, he produces, he records, he designs and prints covers, he keeps his own website and sometimes he finds the time to go to the bathroom.
Anyway, let's talk about music: "Illumination" is quite different from the previous (and for me brilliant) "Revolution" because it shows a more varied stylistic approach to music covering almost all the influences cited by David himself (I think Marillion, Spock's Beard and It Bites above all). Besides, the typical floydian attitude of his songwriting - I mean the spacey wide atmospheres - is here again but everything is enclosed inside more essential and less expanded tracks hitting the mark with more promptness.
"The Meaning" and "Healing In Me" are good songs showing the commercial side of Root but I prefer songs like "Wishing Man" , "Anything", "The Most", "Always" and "No Mercy", definitely the most inspired moments of "Illumination".
I'm more and more convinced that David Kendall deserve much more than a couple of self-produced works and I really hope my humble support could help him to increase his popularity.

Luca Alberici

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