CLEPSYDRA
FEARS (1997)

SWITZERLAND
GENRE: NEO-PROG
LABEL: SELF
WEBSITE: official site
REVIEWED: 2002 FEBRUARY 5TH
RATING: 85/100

 

I Clepsydra rappresentano quanto di più professionale e di qualità la scena prog della Svizzera italiana abbia mai prodotto. Con "Fears" hanno raggiunto l'obiettivo non trascurabile del terzo album: se le loro prime due fatiche li avevano proiettati alla ribalta della scena prog europea, con quest'ultima hanno raggiunto la piena maturità, coincisa (sarà un caso ?) anche con una qualità compositiva migliorata notevolmente. 
Il suono gode di una produzione e di arrangiamenti molto curati che enfatizzano positivamente le trame musicali, anche se, diciamolo pure, i Clepsydra sono fortemente influenzati da band come Arena, primi Marillion ed Iq più recenti ed evidenziano a più riprese un certa mancanza di originalità: ciò non significa, però, che non siano dei bravissimi rielaboratori ed esecutori. La lunghezza media dei brani è superiore rispetto al passato, circa 6 minuti. Ogni singolo brano è ben strutturato con un tema principale nel quale si intrecciano umori e sfaccettature sempre diversi, come in "The Missing Spark" che si distingue per il motivo trainante del brano, eseguito magistralmente dal chitarrista Marco Cerulli che dimostra di avere assimilato alla perfezione la lezione di prog heroes come Steve Rothery, Andy Latimer e David Gilmour. Insieme a John Mitchell degli Arena e Uwe D'Rose dei Landmarq va considerato come una delle realtà contemporanee più brillanti.
I miei brani preferiti sono senza dubbio (oltre alla suddetta "T.M.S.") "Into My Cartoon", "The Cloister", "The Nineteenth Hole" e "Sweet Smelling Wood".
Se la qualità della musica mantiene sempre attenta l'attenzione dell'ascoltatore, grazie a splendidi passaggi strumentali molto melodici e ben costruiti, altrettanto non si può dire della voce di Aluisio Maggini: pur essendo discretamente tecnica, dotata ed abbastanza gradevole nel complesso, soffre tuttavia di una pronuncia inglese non proprio oxfordiana ed è spesso troppo invadente. A tratti la si potrebbe accostare (ma a debita distanza) a quella teatrale ed eclettica del grande Damian Wilson.
Un disco da avere.
COMING SOON

Luca Alberici