ARTSRUNI
CRUZAID (2001)

ARMENIA
GENRE: PROG
LABEL: MUSEA
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REVIEWED: 2002 JUNE 21TH
RATING: 85/100
Sono sempre stato attirato dalle proposte musicali provenienti da Paesi privi di una tradizione progressive rock e non appartenenti alle "solite" aree geografiche, ma una band armena (regione sud caucasica) proprio non mi era mai capitata. Il merito va senz’altro alla Musea records che non ha confini geografici nel ricercare nuove realtà musicali da proporre. Gli Artsruni hanno già 4 album alle loro spalle, benché siano in attività solo dal 2000 e sono la creatura di Vahan Artsruni, abile chitarrista molto conosciuto e rispettato in patria con un background musicale ben più datato e di tutto rispetto nonché diretto discendente di una famiglia nobile. Attorno a lui gravitano Arman Manukyan al flauto, Vahagn Amirkhanyan alla chitarra, Artur Molitvin al basso, Levon Hakhverdyan alla batteria e Lilianna Hakhverdyan alle percussioni.
Il cd è quasi completamente strumentale e ci propone un rock progressivo sinfonico e molto chitarristico, complesso ma senza esagerare ed impreziosito dalla quasi onnipresenza del flauto. Il sound è molto corposo, fortemente influenzato dalle sonorità tipiche del loro paese di provenienza (palese soprattutto in "Cruzaid (Part 2)" ed in "Anush Garun") e deve molto a band del passato quali Camel e Jethro Tull . E’ vero, mancano le tastiere che avrebbero potuto arricchire la miscela sonora con un tasso di melodicità più spiccato, ma vi assicuro che non se ne sente la mancanza.
Vahan sembra non essere un tiranno poiché nessuno dei musicisti della sua corte assumono ruoli secondari: ciascuno ha a disposizione il proprio spazio da protagonista sfruttato con grande fantasia e perizia tecnica. Mi ha decisamente impressionato soprattutto il bassista Artur Molitvin: tutte da gustare le sue evoluzioni in "The Lost Symbol" e nella splendida "Cruzaid (Part 1)".
"Barev" e "Im Ser" sono invece i brani più cameliani del disco caratterizzati da un costante intrecciarsi di flauto e chitarra prima acustica e poi elettrica. Qui si prova la piacevole sensazione di tornare indietro ai tempi di "The Snow Goose".
Insomma, fino ad un paio di mesi fa non conoscevo nulla dell’Armenia nè tantomeno la sua scena musicale: ora conosco la sua storia (all’interno del booklet trovate un’esauriente guida che ripercorre le principali tappe della storia dell’Armenia) ed ho scoperto uno splendido esempio di prog caucasico capace di far mangiare polvere a chiunque.
Scegliete voi una qualsiasi delle prime tre posizioni nella classifica dei prog albums più belli del 2002 e senza esitazioni inseriteci "Cruzaid" degli Artsruni. Proprio bello !!!
I've always been attracted by musical realities coming from countries without a great progressive tradition, but this is the first time I listen to a band from Armenia thanks to Musea records whose prog sensitiveness let us find many interesting new bands from different parts of the world. Artsruni, on the road since 2000 with 4 albums recorded till now, is the creature of Vahan Artsruni, a very capable guitar player, well known in his country and an older musical background. In "Cruzaid" there are non keyboards but believe me it's not a problem because the prog sound surrounds with beautiful flute passages and a very strong rhythmic section. The album is almost totally instrumental, very guitar oriented ("I am the leader" seems to tell us Vahan) riched with armenian tunes and influenced from prog heroes of the past like Camel and Jethro Tull, above all.
I was really impressed from the skilled Artur Molitvin's bass working in "The Lost Symbol" and "Cruzaid (part 1)". "Barev" and "Im Ser" are the most camelish songs and they made me turn back with memory to "The Snow Goose". Fantastic !!!
In short, I didn't know anything about Armenia until two months ago and now I know its history (thanks to an interesting inside booklet) and a stunning prog band coming from there.
Please choose any of the first three positions in your prog chart of 2002 and insert "Cruzaid" inside there.

Luca Alberici